La lentezza mi è sempre sembrata una strana bestia. Da un lato, una tentazione irresistibile; dall’altro, un motivo di vergogna. Sono lento a mangiare, a bere, a vestirmi, a spogliarmi. Persino a pensare: le mie idee migliori hanno richiesto tempo, concentrazione, pause prolungate. Eppure, mentre mi concedo questo lusso meditativo, una vocina interiore mi ripete che sto solo sprecando tempo, che avrei dovuto fare di più, più in fretta, più efficacemente. Una vocina che, inizio a pensare, forse non parla con la mia voce, ma con quella della società in cui vivo.
Viviamo tutti immersi in un culto della velocità che ci sta facendo a pezzi. Non è solo una questione di stress, ansia, burnout: la fretta ci ha reso più superficiali, meno attenti, incapaci di goderci anche le cose che amiamo. E poi, diciamolo, la frenesia ha distrutto il senso civico. Se tutto è veloce, tutto è usa e getta: rapporti umani, idee, valori. Come se l’obiettivo non fosse vivere, ma attraversare la vita il più rapidamente possibile.
Credo che fermarmi sia sempre stata la mia più grande risorsa. Ogni volta che ho fatto un vero salto in avanti, prima mi sono fermato. La pausa non è solo una sosta, è un’azione strategica. Quando tutto va troppo veloce, fermarsi è il gesto più rivoluzionario che si possa fare.
Ma chi può davvero permettersi di vivere lentamente? Per come gira il mondo, la lentezza è un lusso per pochi. Ma potrebbe essere la scelta di molti. Esistono due tipi di lentezza: quella di chi ha tutto e non ha bisogno di correre, e quella di chi sceglie di preoccuparsi solo dell’essenziale. La prima è privilegio, la seconda è ribellione.
E per chi scrive, per chi legge, la lentezza non è solo una scelta: è una necessità. Scrivere con fretta è il modo migliore per non scrivere nulla di valido. Leggere di corsa è come trangugiare un pasto senza sentirne il sapore. La letteratura è il regno della lentezza, perché le parole hanno bisogno di tempo per attecchire, per crescere, per trasformarsi in qualcosa di vero.
Forse, allora, la lentezza non è il problema. Forse è la soluzione.

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