Scrivere può rendere molto felici, ma anche profondamente tristi.
Questo spesso non dipende da cosa hai scritto, e nemmeno da come lo hai scritto: dipende da come sei tu.
Vedo ogni giorno autori più che mediocri portare in palmo di mano la loro creatura come se fosse la nuova Divina Commedia. Loro sono felici grazie alla scrittura.
Vedo poveri diavoli come me che, una volta scritta la parola fine, si esaltano e sono al colmo della felicità, ma un attimo dopo piombano nella depressione, e si vergognano profondamente del loro lavoro.
Per un perfezionista, scrivere non rende felici: ogni nuovo progetto alza l’asticella rispetto al precedente.
Guardando indietro non si può che essere disgustati dalla propria produzione: ma davvero scrivevo quelle cose lì?
Però fa parte del processo di crescita.
Quello che un perfezionista dovrebbe ripetersi, un po’ come un mantra, è che quello che sta leggendo è il massimo che potesse fare in quel momento.
Se ora si sente di poter fare meglio, be’, che aspetta? Lo faccia!

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